martedì 25 febbraio 2014

DIE HARD



Questa settimana mi voglio superare (da solo!!!). Non uno o due, bensì un’intera saga di film.  E che saga!!!!

Di quelle che attraversano decenni, ma non invecchiano mai. Di quelle che spaccano (sia i timpani che i sederi): DIE HARD!!!

La saga nasce alla fine degli anni 80 con il capostipite che getta le basi per i film successivi rivoluzionando la figura del poliziotto eroe/protagonista. Ed è proprio grazie a quest’ultimo che la pellicola ha un enorme successo. John Mc Clane, uomo dalla battuta sempre pronta e aria da duro che traspare da ogni poro della pelle, entra di diritto nell’immaginario collettivo di tutti i ragazzi amanti dei film d’azione. La sua canotta sporca di sangue farà scuola tra gli eroi del cinema d’azione anni 90.

Portata avanti con successo nell’arco degli anni, la saga di Die Hard non ha rivali nel riuscire a rappresentare il lato umano e debole del protagonista e una società (la nostra) in continuo cambiamento, ma sempre debole e vulnerabile. Menzione d’onore quindi, perché il merito del successo di questi film va anche a lui, al mitico Bruce Willis divenuto l’icona cinematografica di questo genere proprio grazie al personaggio di Mc Clane. E anche se recentemente, con mio sommo e grande dispiacere, Bruce ha abbandonato le mitiche canotte sporche di sangue, sudore e terra per un abbigliamento più soft, il suo personaggio ne viene sempre fuori vincente. Quindi suggerisco caldamente a tutti di recuperare la sua icona cinematografica in questa saga davvero divertente.

(consiglio appassionato: fermatevi al 4° capitolo, fidatevi!!!).

E ricordatevi che per far fuori i Bad Guys bisogna avere sangue freddo, sorriso sulle labbra e la classica battuta finale da antologia. Di seguito un omaggio, come vuole essere quest’articolo, all’eroe di celluloide e della mitica saga. Traducete il testo di questa scatenata canzone, è divertente e cita vari aneddoti legati ai film.



Hippyyy Ya Yieee Boys



Alla prossima


Teo





                                                                                                                                                        

sabato 22 febbraio 2014

TOKYO JOYPOLIS



                                                             
Nasce il parco a tema di SEGA


Tokyo, tappa irrinunciabile per ogni amante nonché curioso della cultura giapponese, si arricchisce del JOYPOLIS ( SEGA Amusement Theme Park ). Situato a Odaida il parco ofrre moltissimi divertimenti come l’Halfpipe Canion, ossia un’attrazione con 5 binari a U e con montata sopra una grossa piattaforma meccanica per 2 persone; voi e il vostro folle compagno potrete gareggiare contro altri gruppi formati da 2 persone e per fare punti dovrete riuscire a fare un 180° e 360° alla fine del binario.

Vitale importanza sarà la sincronia e la coordinazione con il vostro co-pilota, così da dare il giusto impulso a questa piattaforma basculante, il tutto mentre ondeggerete “piacevolmente” a velocità sempre crescente.

La vera chicca sta negli svariati simulatori con schermo a 360° e implementati con effetti di movimento e di vento e acqua. Gli amanti dell’horror di casa SEGA, senza dubbio, troveranno invece irrinunciabile House of the Dead 4, completo di sedili rotanti e schermi interattivi multipli. Mentre i palati più raffinati dalla vena fantascientifica potranno usufruire di Storm G, un percorso racing a bordo di una navicella spaziale con veri e propri loop di 360° e 720°. Insomma al JOYPOLIS ce ne sono per tutti i gusti.

Gustatevi le foto e cominciate a sognare……….   O a risparmiare………

……….Oppure prendete un aereo!!!



W the videogames



TEO











mercoledì 19 febbraio 2014

ADAM and DOG




Se vuoi rendere interessante un’idea già sfruttata abbondantemente, basta cambiare il punto di vista.
E’ il caso del corto animato di oggi: Adam and Dog, una rivisitazione della storia di Adamo ed Eva, raccontata dal punto di vista di un cane. Il primo cane nato al mondo.
Assisstiamo alla sua nascita, al suo risveglio, e insieme a lui scopriamo il mondo che lo circonda, fino all’incontro con Adamo e il percorso insieme che li porterà a consolidare una grande amicizia.
I bellissimi fondali sono il punto forte della pellicola, grandi distese che spaziano dalle foreste, alle zone montuose fino alle calde distese deserte della savana, il tutto realizzato con le tecniche tradizionali (penso acrilico).
Grazie a questo lavoro il regista Minkyu Lee (evitiamo battute -0-) è stato nominato agli Oscar nel 2013 per il “miglior cortometraggio d’animazione”.
Vi lascio alla sua visione.


Yuri

 

lunedì 17 febbraio 2014

Gipi... al di là del foglio.




Amo il fumetto.

Da quando ero piccino ho sempre avuto questa passione. 
Da che ricordo la matita è sempre stata un’amica importante, era come una bacchetta magica, immaginavi qualcosa e potevi fargli prender vita delineando il pensiero su carta.

Col tempo si cresce, l’amore per il disegno non si è mai assopito ma ti accorgi che il mondo di sicurezza che avevi intorno era destinato a finire e prendi coscienza di quel che vedi, quel che senti e di ciò che respiri. Non ci si ferma e ti accorgi che quello che più ami può servire anche a riempirti la pancia, scendendo a qualche compromesso, per lo meno all’inizio, ma si sa che da qualche parte serve pure iniziare. Di una cosa in particolare ti fai ragione lo zio Ben non aveva torto quando diceva al giovane Peter Parker: "da grandi poteri derivano grandi responsabilità" e le parole o un disegno oggi possono ancora fare molto.

Quel che si dice, scrive o disegna è importante. Si deve essere consci che le persone che leggeranno, o vedranno i tuoi lavori coglieranno un aspetto che magari manco ti eri prefissato, quindi devi essere deciso e sincero con te stesso prima ancora di esserlo con gli altri o perlomeno questo è il mio pensiero.

Un mondo il nostro che manca forse di sincerità. Per questo quando ti trovi di fronte a un autore che stimi per i suoi lavori resti piacevolmente spiazzato quando scopri che umanamente non è perfetto, ma grazie alla sua sincerità, e proprio per le sue imperfezioni, lo senti ancor più vicino apprezzandone ancora di più il lavoro.

Da lì non bisogna approfittare della sincerità dimostrata ma dobbiamo evolverci noi stessi, contagiando altre persone a nostra volta.



Tutto questo per aprire il post legato alla figura di Gipi, fumettista e illustratore italiano, che seguo da anni e che finalmente ho potuto ascoltare dal vivo, mentre spiegava il suo percorso artistico legato al suo ultimo lavoro “Una storia”, della quale si potevano apprezzare gli acquerelli originali in esposizione sempre all’interno dello spazio allestito per l’incontro.



Prima volta allo spazio Wow, i pochi soldi ci hanno obbligato a fare una passeggiata per Milano. I piedi imprecavano, ma è sempre affascinante vedere come ci si trova a camminare più in città che nelle zone di campagna, dove per andare al tabaccaio che dista poche centinaia di metri da casa si piglia la macchina.

Una volta arrivati i posti a sedere erano già stati presi. I piedi dal basso sospiravano un “tel’avevodetto”, poi per due orette buone ci si è immersi in quella che mi piace definire una “Chiacchierata” con Gipi.  Dico una chiacchierata anche se era lui a parlare, più he altro per il tono e il modo in cui quest’incontro è stato affrontato. Con tranquillità ci ha reso partecipi di alcuni momenti importanti della propria vita parlando del padre o problematiche che lo avevano turbato, del proprio amore per il disegno, di come nasce un’idea, dell’ultimo lavoro partorito e così via dicendo fino ad esaurire ogni singolo secondo di tempo a disposizione, tutto questo in una cornice di completa sincerità.

Una giornata che aiuta, in cui si è smosso qualcosa di fortemente positivo.

I piedi lamentano il peso delle ore alzati, ma ne è valsa la pena, e in un qualche modo, alla fine di tutto, sorridono pure loro.

Va bene.

Non mi dilungo troppo.

Vi lascio alla visione dell’intervista, mi scuso per la qualità video, ma l'importante in questo caso è ascoltare.





Yuri













domenica 16 febbraio 2014

TONY E BOB

Si comincia con una nuova rubrica, dedicata alla narrativa, che si intitolerà  L'OCA SPENNATA (l'allusione arriva dopo... ma arriva), con questo piccolo testo. Sono sempre stato affascinato dai dilemmi morali e a quanto pare anche i bambini, nel loro piccolo, ne hanno un sacco:




Questa è una storia vera. Questa storia è come un esperimento scientifico. E come tutte le storie vere ha anche una morale. E come tutti gli esperimenti scientifici è perfettamente ripetibile. I protagonisti sono due bambini con un palloncino in mano. Chiameremo per comodità il bambino A Tony, e il bambino B Bob.
Tony dice a Bob:
«Ehi, perché non proviamo a lasciar andare i nostri palloncini per vedere cosa succede?».
Bob entusiasta risponde positivamente a questo invito.
«al mio tre allora li lanciamo…» esorta Tony, vedendo sempre più l’eccitazione negli occhi di Bob.
«Uno… Due….. e Tre!!!»
E come sempre succede, Bob lascia andare il palloncino, mentre Tony lo tiene ben stretto a sé.
A quel punto però accade forse qualcosa di imprevisto. Se Tony credeva di fargliela a Bob e di godersi la sua faccia delusa e piangente, Bob lo sorprende, esclamando:
«Guarda come è bello il mio palloncino che vola!!»
Tony rimane fregato, perché a quel punto potrebbe lasciare anche lui il palloncino, per vedere l’effetto che fa. E se invece Bob lo stesse ingannando? Se lasciasse il palloncino Bob gli rinfaccerebbe il fatto che adesso nessuno dei due ce l’ha più, e quindi sarebbero pari. La vendetta sarebbe compiuta. E se invece fosse veramente così bello ridare la libertà a un palloncino? Tony rimane fregato, immobile, senza sapere che fare. Bob ha vinto.
Morale: i bambini sono cattivi, su questo non si discute. E possibilmente evitate di chiamare i vostri figli Tony e Bob.

Leo



venerdì 14 febbraio 2014

IL NUOVO HORROR SCORRE NELLA RETE.





A tutti gli adoratori e divoratori di serie tv,novità in arrivo dalle nuove piattaforme di distribuzione americane. Una di queste,la NETFLIX,ha iniziato qualche anno fa a distribuire prodotti originali anche on line, cambiando in modo radicale le consuete regole di visione delle serie tv. La decisione di rendere disponibile da subito tutti gli episodi di un prodotto, lasciando piena libertà di visione agli spettatori, si è rivelata un successo fin da subito. Idea questa abbracciata con gioia da tutti gli appassionati di serie tv, ritrovatisi a non dover essere più dipendenti da messe in onda cadenzate settimanalmente o a orari scomodi e sballati. Decisione più che mai funzionale, soprattutto negli ultimi anni che hanno visto un proliferare di prodotti e proposte sempre più appetibili e interessanti. Complici di questa tendenza anche i network americani che si contendono ogni anno l’obbiettivo di fare ascolti sempre più alti e graditi sui concorrenti. E talvolta saturando così il mercato delle proposte rendendo arduo a noi, fedeli ricercatori di storie e novità, il compito di districarsi tra buoni prodotti e ciofeche allucinanti.
In questo spazio vi propongo una serie tv che, a quanto sembra, può essere un prodotto diverso dagli altri: HEMLOCK GROVE



Prodotta da Eli Roth (amico e pupillo del grande regista Quentin Tarantino) che ha anche diretto l’episodio pilota, la serie immerge il consueto menù a base di vampiri e lupi mannari in un brodo di coltura dove il teen melò viene quasi sacrificato ad una narrazione più matura, sempre a cavallo tra horror e thriller a tinte oscure. Vi è anche una piccola componente giallistica che fa da apripista agli episodi successivi, cioè l’improvviso e brutale omicidio di una studentessa che sembra perpetuato da un animale feroce. Questo evento scuoterà le fondamenta della piccola immaginaria cittadina americana Hemlock Grove e dei suoi abitanti, scoperchiando segreti e bugie fino a quel momento sepolti e dimenticati. La serie punta molto sul contesto umano e ambientale costruito attorno ai personaggi evidenziando le prove del processo di maturazione del contesto orrorifico. Un compendio fatto di momenti crudeli e citazionisti nei confronti di quel caro e vecchio cinema horror. Non ho ancora avuto modo di guardare l’intera serie,ma dopo aver visto il pilota la mia curiosità è stata solleticata a dovere. Spero quindi di poter vedere il resto molto presto; nel frattempo godetevi questo estrapolo di episodio. Mi ha fatto andare in brodo di giuggiole!!







AAUUUUUHH a tutti

Teo

IERI VS OGGI




Ciao a tutti. Mitici avventurieri del paranormale. Eccoci al secondo appuntamento di questa piccola rubrica. Il soggetto che vado ad analizzare oggi è un altro caso di remake di un film horror divenuto non solo un vero e proprio cult, ma anche soggetto di studio per appassionati e studiosi di cinema: LA CASA!!

Il film originale uscì nei primi anni 80, ideato e diretto da un allora giovanissimo e promettente studente di cinema, Sam Raimi.

Girato con pochissimi soldi, e con mezzi spartani, utilizzati però con un’inventiva divenuta un esempio per gli horror successivi, il film fu un successo clamoroso e fece scuola per un’intera generazione di ragazzi. Apportò un cambiamento radicale sia nel modo in cui un horror poteva essere girato con pochi mezzi a disposizione, sia per gli effetti speciali molto caserecci e pratici all’epoca ma capaci, ancora oggi, di essere raccapriccianti e funzionali quanto basta. La Casa lanciò anche la carriera attoriale di Bruce Campbell, grande amico del regista e interprete memorabile del personaggio principale di nome Ash; ruolo rimasto cucitogli addosso e interpretato anche nei due capitoli successivi con goliardica bravura. L’amicizia che lega i due uomini dura tutt’oggi, anche sul piano professionale, tanto che il regista infila il suo amico/attore in piccoli camei all’interno dei suoi film.

Sono forse il primo, i miei amici possono confermarlo, che quando mi giunse la notizia di un remake non stortai solo il naso, ma anche tutto il resto del corpo (stile ragno umano come nell’esorcista!!!) Poi quando ti piace tanto qualcosa e vieni a sapere che te la vogliono cambiare o rifare apriti cielo!

Altro che Maya!!!

E, come un fulmine a ciel sereno, succede l’inaspettato.

Nonostante i suoi difetti, perché ce ne sono comunque, il remake mi è piaciuto. E anche tanto!!

So che da qui in poi rischio il linciaggio (quello verbale di sicuro) ma pazienza, mi sto abituando alle pietre.

Dicevo. Difetti la pellicola ne ha (il finale un po’ troppo esagerato, la fotografia troppo pulita, la regia controllata ecc….), eppure ho trovato lo spirito e l’atmosfera del film molto fedele a quelli dell’originale di Raimi. Anche le differenze, sia di storia e svolgimento, sia di personaggi, erano cambiate e attualizzate secondo alcuni canoni horror moderni; eppure non mi hanno dato fastidio, anche perché sono sempre dell’idea che se si deve rifare qualcosa (un film,una canzone) meglio rifarla aggiungendo un tocco personale piuttosto che realizzare una pallida fotocopia.

Ho adorato che nel remake gli effetti gore fossero realizzati alla maniera classica e solo in parte aiutati da quelli digitali (a differenza del remake de LA COSA). La pellicola emana quel filo sottile inquietante di tensione sia emotiva che psicologica tanto cara agli horror anni 80. L’originale resta sempre migliore per me. Insuperabile nelle atmosfere malate ed inquietanti; ma consiglio vivamente anche il remake perché riesce a fare quello che ogni buon horror dovrebbe, cioè spaventare, e lo fa con lo stile e maniera di una pellicola classica. Il che, oggi come oggi, sembra un’impresa impossibile per i film di questo genere. E non è poco.


Alla prox



Hippy Ya Yieee



 


 

Teo

martedì 11 febbraio 2014

SMETTO QUANDO VOGLIO... PRIMA DI SMETTERE!



Nel weekend appena trascorso è uscito il film Smetto quando voglio. Credo sia inutile proporre qui un'ennesima recensione su questo film divertente, intelligente, stranamente molto curato e chi più ne ha più ne metta. Per chi ancora non l'avesse visto e fosse interessato internet è piena di recensioni (e mi trovo d'accordo pressochè con tutte), ma soprattutto conviene catapultarsi a vederlo. Detto questo, ho buttato un po' l'occhio verso questo regista italiano con un nome di una città australiana e un cognome serpentino, Sidney Sibilia, e ho trovato questo suo cortometraggio. Per far rendere l'idea, qui è concentrata tutta l'ironia che esploderà poi in Smetto quando voglio. Difficilmente volgare (solo quando serve), studiata e a tratti grottesca. Non conviene aspettarsi un cortometraggio di Kubrick o Antonioni, ma per chi ama ridere in modo intelligente è perfetto.

Leo

http://www.youtube.com/watch?v=X7vysFMV3j0

lunedì 10 febbraio 2014

Starry Starry Night.



 Uno dei dipinti più famosi di van Gogh, forse il più famoso in assoluto. Nonostante questo, è interessante notare che ben poco si conosce dei sentimenti che l’artista stesso nutriva per il suo quadro. Ciò è dovuto principalmente al fatto che egli lo menziona solo due volte nelle lettere al fratello Theo, e sempre di sfuggita. Anche questo concorre a creare una sorta di alone di mistero sull’opera, di certo tra le più frequentemente discusse per quanto riguarda il suo significato e la sua importanza. Notte stellata è stata dipinta mentre Vincent si trovava in manicomio a Saint-Rémy e il suo comportamento era molto imprevedibile in quel periodo, a causa dell'acutezza dei suoi attacchi.

Spesso penso che la notte sia più viva e più riccamente colorata del giorno” scrive Vincent in una lettera al fratello. Egli con questo dipinto cerca di rappresentare la vita, quell’angosciosa vita che egli attribuisce alla notte.


 

“Notte stellata” (1889) Vincent van Gogh



Questa meravigliosa opera è stata ed è ancora oggi di ispirazione a molte poesie e brani musicali.

Qui di seguito trovate il video del brano musicale di Don McLean Vincent, tratto dall'album American Pie del 1971, conosciuta anche come Starry Starry Night, parole dell'introduzione. La canzone dimostra una profonda ammirazione non solo ai lavori del pittore, con vari riferimenti nel testo, ma anche all'artista stesso in quanto uomo.

Un brano commovente e travolgente che ben si presta a esprimere la magia malinconica di una notte stellata…


Sabri






sabato 8 febbraio 2014

IERI VS OGGI











Ciao a tutti amanti, adoratori, studiosi incalliti di cinema. Partiamo con il mio genere preferito: L'Horror!

Oggi vi propino, ed è la parola giusta, un’idea personale che mi si è formata nella testa a furia di vedere e rivedere tutti i film horror che mi capitavano a tiro nel corso degli anni.

Devo dire che ne ho visti davvero tanti, di cui la metà manco ricordo il nome, talmente erano belli. Quello che segue è un piccolo esempio di come il cinema horror si sia evoluto, grazie all’avvento della tecnologia e alle nuove differenze o tendenze che fanno parte delle nostre abitudini quotidiane e nel nostro modo di vivere la società. In particolare queste differenze si possono riscontrare tra gli horror di vecchia data e quelli realizzati nel corso degli ultimi anni.

Per cominciare ho scelto un classico divenuto una pietra miliare nel suo genere:

LA COSA!!!

Film squisitamente anni 80, girato dal grande John Carpenter, e già a sua volta remake di un film degli anni 50 “La cosa venuta da un altro mondo” e tratto da un racconto fantascientifico, “Who goes there”, di John Campbell degli anni 30.

Quando uscii nelle sale il film fu un flop inaspettato, di proporzioni bibliche, nonostante gli effetti speciali rivoluzionari per l’epoca e la colonna sonora inquietante di Ennio Morricone. Un’errore di critica che bene presto, col tempo, sarà smentito, visto che oggi il film è considerato inarrivabile e rimane un esempio per gli appassionati e non del genere.

Di seguito vi mostro come la stessa scena, girata in modo differente e con il supporto della computer grafica, crei un’impatto visivo ed emotivo completamente diverso l’una dall’altra.

Nonostante il prequel di Matthijs van Heijningen Jr. mi sia comunque piaciuto, guardando il film mi sono accorto che ricalcava molto, come atmosfere e progressione della storia, il suo predecessore, ma a livello di sensazioni l’impatto che ha avuto su di me, non era paragonabile alla versione di Carpenter, che ho trovato più claustrofobica e viscerale.

E Voi cosa ne pensate?

Guardatevi la scena in entrambe le versioni poi votate la scena che preferite e se volete, condividete il vostro pensiero.



Alla prossima.


Hippy Ya Yiiee.



 






Teo

venerdì 7 febbraio 2014

Dolci auguri per posta!!!




Cercate un modo davvero originale per fare gli auguri ai vostri amici? Con una fetta di torta inviata per posta vi farete senza dubbio ricordare!!!



L’idea arriva dagli States e in particolare dalla fantasia di Sandra Denneler , appassionata di food e accompagnata nei suoi progetti creativi dal marito Eric. Sul sito  www.sheknows.com i due hanno creato un tutorial per poter realizzare a casa propria con carta, colla e vernice spray golose cartoline che sembrano vere e proprie fette di torta dai gusti più diversi.



Anche da lontano sarà possibile festeggiare insieme. Unica pecca…le candeline!!! Ma consigliamo di accenderle a debita distanza! 


Godetevi l'idea.

Sabri






giovedì 6 febbraio 2014

“I fantastici libri volanti di Mr.Morris Lessmore”









Se non lo avete mai visto, smettete subito di leggere e… guardatevelo.



Fatto? Bene. Perché “I fantastici libri volanti di Mr.Morris Lessmore” è uno dei cortometraggi più belli in cui sia mai incappato. I registi e scrittori, William Joyce e Brandon Oldenburg, hanno vinto il premio oscar nel 2012 come miglior cortometraggio d’animazione, grazie al bellissimo lavoro del Moonbot Studios: colorato e dolcemente animato, il design e l’espressività del suo protagonista riescono a conquistare fin da subito e nonostante la breve durata, danno vita a un personaggio che, alla fine del film, riesce a rimanere nei nostri cuori, come un dolce ricordo.




C’è anche il libro con le illustrazioni che si rifanno alle scene più importanti del film. L’ho acquistato e si presenta benissimo. Copertina cartonata, con le illustrazioni, ricreate in digitale ma con una strizzata d’occhio alle tecniche tradizionali.

http://www.amazon.it/Fantastic-Flying-Books-Morris-Lessmore/dp/1442457023


























Yuri

L'arte del riciclo di Jane Perkins...




Non sempre l’arte visiva viene rappresenta tramite l’utilizzo di matite e colori, molti artisti prendono spunto da quello che trovano intorno a loro, non solo per quanto riguarda le idee, ma anche per i materiali utilizzati.
Giovanni Mucciaccia ha fatto scuola in questo senso, più che altro ha prestato la faccia accaparrandosi il merito dei lavori realizzati dal povero Neil Buchanan. Carta igenica, di giornale, vecchi vestiti e oggetti vari, con essi si possono ricreare vere opere d’arte, quindi prendete la colla vinilica e fatevi stimolare dai lavori di Jane Perkins.

Jane Perkins è conosciuta per l’utilizzo di bottoni e materiale di riciclo nei propri lavori, ispirata, dai copri capi Ecuadoriani. Accatastando in casa oggetti per possibili creazioni future, si ritrova nel 2008 con abbastanza elementi da poter creare il primo quadro, denominato “The Queen:Made in China”.
Il bello di queste opere è che hanno due punti di osservazione. Guardandoli da lontano si percepisce l’immagine e da vicino diventa un gioco, per identificare i materiali usati. Dai giocattoli ai bottoni, tutto quel che può essere utilizzato, finisce all’interno del quadro. La cosa curiosa è che non altera nessun colore degli oggetti, mantengono l’aspetto originario, sta tutto nella sua capacità di accostamento e dalla fortuna di trovare il pezzo mancante.

Godetevi l’idea e lasciatevi contagiare.


Piccol@rea51   


http://www.bluebowerbird.co.uk/